La Festa di San Fermin è la stella polare.

Pamplona è l'Orsa Minore che la contiene.

PAMPLONA - IRUÑA - POMPAELO

Il nome di questa città è riassumibile in una sola immagine.

Ciò che essa "contiene", "significa", "trasmette" e "tramanda", invece, non è riuscito a descriverlo neppure "l'Ernest". Forse il più famoso o conosciuto dei romanzieri americani.

MORANTE EN LOS SANFERMINES 2009

Non appena la Pamplonesa accennò le prime note del paso doble di rito, partì insieme ai suoi due compagni d’avventura nel segno di “que Dios reparta suerte”. All’arrivo però, quando si toccò la montera, inclinando leggermente il capo, per salutare la Presidenza, aveva più o meno tre metri di ritardo. Una camminata lenta, un po’ altezzosa e, forse, da torero di un’altra epoca ma, sicuramente, una camminata di quelle che ricordano il modo di dire: “en el toreo todo hay que hacerlo despacio”. Evidentemente a iniziare dal camminare. Come diceva Juncal: “correr, pa’ los delincuentes y los malos toreros”.

Era da una intera settimana che l’afición di Pamplona aspettava quel momento. Il cartello di lusso che aveva confezionato la Casa de Misericordia per l’ultimo giorno della Feria del Toro era sulla bocca e nella testa di tutti. Una vera leccornia. Toros de Nuñez del Cavillo para Morante de la Puebla, Julián Lopez “el Juli” y Miguel Angel Perera. Quest’ultimo, norma di Pamplona, l’unico alla sua seconda tarde, per essere stato il trionfatore del 2008.

“Zalamero” il primo toro del Cavillo che toccò a Morante era “colorado”, ojo perdiz”, “meano” y “terciadito”, de cuernas acarameladas”. Non fu certo un esempio di bravura. Una prima vara sulla difensiva e scappando “suelto”. Nella seconda invece cambiò la sua attitudine e vedemmo l’unico puyazo vero di tutta la tarde. Zalamero accettò bene le banderillas e quando Morante gli mise davanti al muso la muleta accettò anche di buon grado il toreo lento e maestoso del matador che aveva davanti.

Detto così, non sembra neanche ne sia valsa la pena di vedere Morante. Invece si era trattato di un'assoluta, semplice e magistrale lezione di "pureza, temple, ligazón, compás, ajuste, ritmo". E il giorno seguente, un critico taurino solitamente abbastanza “duro” con le figure, titolò la sua cronaca in modo evangelico: “Y el verbo se hizo torero y habitó entre nosotros”.

Il fatto è che il mitico e geniale Morante de la Puebla del rio Guadalquivir, non torea solo con braccia e gambe. Lo fa con tutto il corpo. Quando, come si diceva una volta, “destapa el tarro de sus esencias” nell’arena appare il toreo magico. “El embrujo y la torería”. Nel tendido si fa largo la pelle d’oca. E appare anche il silenzio. A Pamplona dove un settore del pubblico -“la solanera de las Peñas”- di solito non tace mai, quasi si zittì del tutto. E lui inizia il suo personale concerto del suo corpo, con il suo toro.

Incita alla distanza giusta. Gamba in avanti a “cargar la suerte”. Corpo eretto e rilassato al tempo stesso, che accompagna la corsa del nemico-collaboratore. Giro su se stesso e via. Un altro passo lento, misurato, rilassato, che sembra facile facile.

E ti pare di sentire la vocina dentro di te che dice: “¡A ver si te enteras! Que esto no lo vas a ver más en tu puta vida”.

E ti vengono alla mente tutte le meraviglie che hai avuto la fortuna di vedere in passato. Fare paragoni non è da persone super intelligenti ma neppure da imbecilli. Ma quante cose ti passano per la testa vedendo toreare il geniale e mitico torero della Puebla del Rio Guadalquivir!.

Se non si fosse trattato del primo toro e del pubblico “freddo” il trionfo non si sarebbe limitato a un’orecchia. Lui l’ha “paseada” con la stessa lentezza del suo toreo. Capote sul braccio come i vecchi matadores, montera in mano e un inchino alla presidenza taccagna come quello che un conte farebbe a sua Maestà Juan Carlos di Borbone. Piegate in avanti leggermente il busto e la testa con gli occhio che guardano in su.

Il toreo al natural di Morante con “Zalamero” gli è valso il 1º Trofeo Ciudadela del quale servidor è membro della Giuria. Si tratta di un trofeo patrocinato dal Corte Inglés pamplonese alla sua prima edizione. Il premio al miglior toreo a cavallo è stato vinto ovviamente da Pablo Hermoso de Mendoza.

Il suo secondo toro “Encumbrado” (che di cumbre aveva assai poco), era nero e assai astifino, ma era meno bravo di “Zalamero” ed era anche “il toro della merenda”. Con lui Morante ci regalò il suo sopraffino toreo con la cappa. Veroniche lente e a braccia basse, corpo rilassato ma quasi inclinato verso il dorso dell’animale e la cintura che gira dolcemente, come solo lui sa fare. Quelle di Pamplona non furono certo da meno di quelle famose di Madrid. Chissà meno numerose ma, forse e senza esagerare, anche migliori di quelle della Villa y Corte. La scarsa attitudine del toro e la merenda gli portarono via la giusta ricompensa. Ma chi pensava che saremmo stati quattro gatti e io i soli ad applaudirlo rimase scornato. Il pubblico (soprattutto quello del sole), satollo di cibo ed ebbro di liquido alcolico, gli riservò una ovazione di tale intensità “decibelica” che qualunque altro matador ne avrebbe approfittato per dare una vuelta al ruedo. Il genio della Puebla no. Salutò emozionato dal tercio.

Capote sul braccio sinistro, montera nella mano destra e quell’elegante inchino da conte ,con gli occhi in su, al suo Sovrano: il pubblico.

Grazie infinite signor Morante per averci dimostrato che la toreria non è morta. Toreri come lei sono così necessari che il giorno in cui dovessero venire a mancare, potremmo dire: “Acaba y vamonos”. Ma adesso non è forse il momento. Sto ancora rivivendo, nella memoria, le squisite pennellate dell’arte assoluta di Morante de la Puebla del rio Guadalquivir.

 

 

 

 

Premios Ciudadela al «toreo al natural»

[nota de prensa] Los sanfermines de este año tendrán un motivo más para ser recordados ya que desde esta mañana son una realidad los premios Ciudadela de Pamplona que nacen con el objetivo de velar por la tradición y promoción de la Feria del Toro de Pamplona.

Premio Ciudadela de Pamplona (Carlos Ciriza)

Se trata de una acción promovida por Onda Cero Radio y El Corte Inglés de Pamplona y cuya imagen ha sido realizada por el artista navarro Carlos Ciriza a través de una escultura que resalta la fusión del toro y el caballo en un mismo espacio  sobre la fuerza y solidez de la Ciudadela.

El jurado de los premios estará formado para la presente edición por el periodista Chapu Apaolaza, la escritora y blogger taurina Covadonga del Peso, el presidente de la Peña Taurina “Los italianos” Carlo Crosta, la fotógrafa Silvia Ollo, el aficionado César Galárraga, el ganadero navarro Ricardo Fraguas y el cronista Mariano Pascal.

Los premios Ciudadela de Pamplona cuentan desde su inicio con dos testigos de excepción, como son la alcaldesa de la ciudad, Yolanda Barcina, y el periodista de Onda Cero, Carlos Herrera. Ambos se han querido sumar al impulso de esta acción fruto de la estrecha colaboración de dos entidades que unen sus esfuerzos para dar el mayor reconocimiento y prestigio a la Feria del Toro de Pamplona.

Las dos categorías que comprende el premio “Ciudadela de Pamplona” serán:

a) Mejor toreo al natural.

b) Mejor toreo a caballo.

 

 

 

El Conde Crosta de Bérgamo, (Silvia Ollo)
El Conde Crosta de Bérgamo, (Silvia Ollo)

 

Un italiano gana el concurso de relatos taurinos de la empresa Taurodelta

Los aficionados a los toros son como los de Triana: nacen donde les da la gana. Carlo Crosta , un milanés con cuarenta sanfermines a sus espaldas, acaba de ganar el premio al mejor relato publicado durante toda la temporada madrileña en el programa de mano la Plaza de Las Ventas. El relato se llama “Tocando el Palco Real”

El sanferminero veterano, el de buena memoria, recordará  a Carlo en distintas circustancias juerguistas. Tantas como las 204 horas que duran los sanfermines. Desde el chupinazo al Struendo.

Pero el erudito también lo recordará en sus tiempos de “Rosolio y Cicuta” escribiendo crónicas en el “Navarra Hoy” junto a su tocayo Polite, Pablo García Mancha y dos plumas más con seudónimo que hacían temblar los quioscos.
O en relatos publicados en la revista del Club Taurino, o en esta misma web.
Son relatos escritos con el alma y el corazón de quien disfruta con los toros y ama la fiesta.

Carlo recogerá el galardón junto a los triunfadores del San Isidro 2009, en lo que será una de sus mayores puertas grandes.

¡Enhorabuena Carlo!

 

Timbal a la salida de los toros
Timbal a la salida de los toros

 

30 años de Feria del Toro

 

Aquel año, el 7 de julio, dia de San Fermin, la Feria del Toro de Pamplona cumplía sus primeros diez años de vida. Era el año l968. A la una de la tarde, junto a Ia plaza de toros, se inauguró el monumento al gran escritor «Sanferminero/yanki» Ernest Hemingway y también se le dio su nombre al espléndido paseo sombreado y fresquísimo que, ladeando la parte norte de la Monumental pamplonesa, nos conduce al «Patio de Caballos». Su puerta es una de las más importantes de Ia plaza de toros. De allí se entra en «el corazón pulsante» del coso pamplonés. Allí se ve de todo y pasa de todo. Se ven los picadores entrenar sus jacos; se habla con el conserje, se saludan los amigos: profesionales del toreo, empleados de «la Meca» («la Santa Casa de Misericordia»), fotógrafos, mulilleros, carniceros y aficionados. Se merienda con los carpinteros después del tercer toro y se pasan los maravillosos instantes, llenos de tensión, que anteceden al paseillo de las cuadrillas.

Otra puerta importante de la plaza de toros de Pamplona es Ia del público. La Puerta Grande, através de la cual un público peculiar entra e interpreta su Fiesta. Por esta puerta los pamplonicas entran en el ruedo con el encierro matinal, y luego con las pancartas de las Peñas Txiki,  después de las corridas, desgarrando los corazónes con la alegría de su carrera, salen a las calles en procesión pagana, despejando la plaza. A solas, con sus charangas, o con un torero en volandas. Después hay una tercera puerta, más importante todavía. Es Ia puerta de los protagonistas de la Feria del Toro. Por aquella puerta han salido –uno tras otro- todos los toros que se han ganado, a pulso, el prestigioso «Trofeo Carriquiri»: el premio reservado al toro más bravo de la Feria. Desde «Rabioso», n° 57, castaño, de la ganaderia de don Álvaro Domecq y Diez, lidiado en 6º lugar el dia 9 de julio de 1959 por el diestro Curro Girón; hasta «Carasucia». n° 69, negro, de la ganaderia de los Herederos de don Salvador Guardiola Fantoni, lidiado en 5° lugar el dla 8 de julio de l987 por el diestro que tuvo más fortuna que nadie en los sorteos: José Nelo «Morenito de Maracay».

Justo hace veinte años ganó este premio tan navarro como Sarasate, Sabicas, Raimundo Lanas y la trucha, el toro «Ventero», n° 8. de la ganaderla de don Cesar Moreno Erro, lidiado en primer Iugar el dla 8 de julio por el diestro José Fuentes. Al mismo hierro navarro, casi a subrayar el derecho de los ganaderos de la tlerra en ganarse el prestigioso premio, se Ie había otorgado el «Trofeo Carriquiri», dos años antes, por el conjunto de la corrida lidiada el dla l0 de julio de l966, por los diestros Miguel Mateos «MigueIín», José Fuentes y José Manuel Inchausti «Tinín».

 

 

El toro: joya y universo de la Fiesta de San Fermín

Toda Ia Fiesta se mueve alrededor de él y el toro brilla en todos los momentos relevantes. Pamplona tiene la suerte de poseer Ia única Fiesta verdaderamente torista de la piel de toro. El toro se corre, se mira, se admira, se lidia, se critica, se quiere, se fotografía, se habla, se tertulia, se escribe, se premia y se come. Todo a la vez. Todo está condicionado por el toro. Toda la vida del Sanferminero.

Así, también estuvo condicionada mi primera experiencia de «pamplonica de importación». Aquel dia, de hace veinte años, con mi programico en la mano -como el carburico del minero gitano- podía mirar -«en el Gas»- lo que hubiera visto en la plaza: los toros de Martinez Elizondo, César Moreno, Conde de la Corte, Juan Pedro Domecq, Carlos Urquijo, doña Pallarés de Benitez Cubero, Bohorquez y Osborne. Y leer los nombres de los toreros que se hubieran enfrentados con ellos: Antoñete, José Fuentes, Miguel Marquez, «Paquirri», «Miguelin», Diego Puerta, «EI Viti», Paco Camino, Angel Teruel, Antonio Ordoñez y Manolo Cortés, para dos tardes; César Girón y Palomo Linares, para una cada uno. El dia 11 de julio fue un gran dia. Corrida por Ia manana (Ia que se suspendió por la lluvla el dla anterior) y corrida por Ia tarde. A la mañana, toros de Juan Pedro Domecq, para Paco Camino, «EI Viti» y Angel Teruel. Por la tarde, toros de Carlos Urquijo para Antonio Ordoñez, Diego Puerta y «Paquirri». ¡Toma castaña!

Hoy, 20 años después, haciendo una reflexión nos damos cuenta de que no es cierto lo de que «estábamos mejor, cuando se estaba peor». Los carteles de hoy -con todo el respeto- valen mucho más que los de antaño y no solamente en el sentido del parné (mi abono de sol en el 4 valía entonces 1.200 pesetas). Sin embargo es cierto que los carteles de hoy valen más en variedad de ganaderias; en tipos, procedencias y encastes de los toros; en elección de los mismos (que hoy en dia y para Pamplona es más diflcil que quitarse una pulga con un guante de boxeo) y en coherencia con el renombre de Ia Feria del Toro.

Miura, Pablo Romero, «los villamartas» de Guardiola, Atanasio y Torrestrella se pueden considerar, a buen juicio, hierros de gran prestigio para Pamplona. ¿Los demás? Como el melón, y punto.

Si queremos evaluar, con justicia, los toros de 1988, pensemos que Conde de la Corte (Parladé), Juan Pedro Domecq (Parladé y Mora Figueroa), Pablo Romero, Miura y Villamarta son las ganaderias que más se han lidiado en Ia Feria del Toro y los mismos encastes -si bien con diferentes hierros- los tenemos más o menos, también para este año.·

Reflexionemos luego sobre Ia situación actual de los encastes que, hoy en dia, tienen casi todos la misma procedencia y nos resultará mas fácil entonces concluir que no es una nimia tarea o cosa baladí -sino todo lo contrario- elegir los toros para esta Feria. El refrán casero que dice: «venga quien quiere y toree quien pueda, que nuestros toros estan aquí», no tiene mucho sentido de la realidad. Las cosas mejores, en la plaza de toros de Pamplona, todos las hemos visto con toros de calidad, pero también con toreros/figuras. Los demás, son cuentos.

Prueba de ello es que los toreros que más tardes han toreado en la Feria del Toro han sido: Antonio Ordóñez, Marcial Lalanda, Diego Puerta, Julián Marín, Paco Camino, Curro Girón y Domingo Ortega. Muchos de ellos los podemos encasillar entre los toreros de dominio, pero también sería mentira afirmar que aquellos diestros acudían a Pamplona con cualquier corrida. Lo que sl hay que vigilar es que se elijan «toros en el tipo» y, sobre todo, que se siga resptando esta joya exclusiva de los Sanfermines que es la maravillosa interpretación del toro que sale de Ia puerta más importame de la plaza: «la puerta de toriles».

 

 

Dos públicos distlntos

Una puerta tan importante, Ia de toriles, que hasta divide -como una raya imaginaria- el público Sanferminero. En frente de ella el público de la presidencia, «los de sombra». El público serio. En el mismo lado de la puerta, el público irreverente hacia todo y todos, «los de sol». Las Peñas (vida y alma de la Fiesta). Los que están permanentemecente de juerga. Este es el componente esencial de la Feria del Toro de Pamplona con el que hay que contar ante todo. Si bien por un lado, muchas veces se pasa, el público de la solanera sigue siendo parte integrante de las corridas y, a ml personalmente, me parece muy bien hecho que «la Santa Meca» intente arreglar corridas más entretenidas de lo que serían los festejos con ganado imposible y toreros inexpertos. Es decir –sin ofensa para nadie- «mejor tuerta y nuestra que con cuatro ojos y ajena».

Critiquemos entonces a la Meca, pero con cariño y critiquemos los toreros. a los que les cuesta mucho acostumbrarse a torear entre el tremendo y estruendoso bullicio de las Peñas, pero con tolerancia, porque como dijo alguien: «una cosa es lidiar con el toro y otra hablar de él». La Feria del Toro de Pamplona no es un refrán: es «la Feria más bella y más difícil» de Ia temporada y para defenderla es preciso ser y portarse como verdaderos y autenticos aficionados

Sólo así no pensaremos con añoranza en los recuerdos más bellos que nos ha proporcionado esta gran Feria, porque seguramente seremos capaces de saborear los que nos seguirá proporcionando año tras año. Ya que, pese a todo, desde la puerta de toriles seguirán saliendo toros-toros a pelearse por conseguir el prestigioso «Trofeo Carriquiri». Y de las demás puertas seguirá entrando o yendose un público entusiasta y deseoso de pasarlo bomba dentro y fuera de la plaza.

¡Viva la Feria del Toro, viva su trigésimo cumpleaños y viva San Fermln!

 

El Conde – para «Navarra Hoy», 12 de julio 1988